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Simone De Beauvoir

"Donne non si nasce, si diventa."
______________

"Il corpo di lei non è considerato come l'irradiarsi di una soggettività, bensì come una cosa impastata della propria immanenza; non deve evocare il resto del mondo, non dev'essere promessa d'altro che di sé; il suo compito consiste nel fermare il desiderio. La forma più ingenua di quest'esigenza è l'ideale ottentotto della Venere steatopigia, poichè le natiche sono la parte meno innervata del corpo, quella in cui la carne appare un dato senza destinazione. ...Anche nelle civiltà più sottilmente sensuali, dove intervengo nozioni di forma e armonia, i seni e le natiche sono oggetto d'una spiccata preferenza, a causa della gratuità, della contingenza del loro rigoglio. I costumi, le mode spesso si sono sforzati di escludere il corpo femminile dalla sua trascenzenza: la Cinese che ha i piedi bendati può a malapena camminare, le unghie verniciate della diva di Hollywood le tolgono l'uso delle mani; i tacchi alti, i busti, i guardinfanti, le crinoline erano destinate, più che ad accentuare la grazia del corpo femminile, ad aumentarne l'impotenza. Appesantito dal grasso, o così diafano che ogni sforzo gli è reso impossibile, paralizzato da vesti scomode e dai riti della buona educazione, solo allora l'uomo lo riconosce come cosa sua. Il trucco, i gioielli sono anch'essi strumenti di questa pietrificazione del corpo e del viso."
___________________

"In quanto soggetto, l'uomo pone il mondo, e, mantenendosi fuori daell'universo che pone, ne è il dominatore; ma se considera la propria natura carnale, il proprio sesso, l'uomo non è più coscienza autonoma, libertà trasparente: è compromesso nel mondo, è un oggetto limitato e fugace. Senza dubbio, l'atto generatore supera le frontiere del corpo; ma,nello stesso istante,le fissa. Il pene, padre delle generazioni, è simmetrico alla matrice materna; uscito da un germe ingrassato nel ventre della donna, l'uomo è portatore di germi e, in quel seme che dà la vita, la sua vita si nega. "La nascita dei bambini è la morte dei genitori" dice Hegel. L'eiaculazione è una promessa di morte: afferma la specie contro l'esistenza dell'individuo; il sesso e l'attività che gli è connessa negano l'orgogliosa singolarità del soggetto. E' precisamente questa contestazione dello spirito da parte della vita che rende il sesso un motivo di scandalo."
____________________

"Il grande uomo scaturisce dalla massa ed è guidato dalla circostanza; le donne stanno in margine alla storia, e per ognuna di esse le circostanze sono un ostacolo e non un trampolino. Per cambiare la faccia del mondo bisogna prima esservi solidamente ancorati; ma le donne che hanno solide radici nella scoietà sono quelle ad essa sottomesse... Soltanto dopo che le donne hanno iniziato a sentirsi a loro agio su questa terra abbiamo visto apparire una Rosa Luxemburg, una Marie Curie. Esse hanno dimostrato chiaramente che non è l'inferiorità delle donne che ha determinato la loro inisgnificanza storica: è la loro inisignificanza storica che le ha condannate all'inferiorità."
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 "..la donna che cerca l'indipendenza nel lavoro, ha un minor numero di possibilità dei concorrenti di sesso maschile. In molti mestieri il suo salario è inferiore a quello degli uomini; il lavoro che le viene affidato è meno specializzato e perciò meno pagato di quello di un operaio qualificato; e a parità di lavoro, essa è sempre pagata meno. Poichè nell'universo dei maschi è una nuova arrivata, ha meno possibilità di riuscita di loro. Uomini e donne evitano ugualmente di dipendere da una donna; danno sempre più fiducia ad un uomo; essere donne, se non è una colpa, è almeno una sigolarità."
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"..dato che la donna è in gran parte un'invenzione dell'uomo, egli può inventarla perfino in un corpo maschile"

da "Il Secondo Sesso" 1949 Simone De Beauvoir


 

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Diario
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2 giugno 2006

" s p i n n i c i t à "

La rosicata storica di oggi è un doppio prodotto. Peggio di così si muore. Al quarto anno di Fisica farsi imbrogliare da una somma di quadrati equivale a scrivere "ha" senz'acca in un esame di filologia romanza. L'esame era Mécanique Quantique Avancée 2, a parte il nome altisonante si tratta di meccanica quantistica normale, in Italia...(si può notare una vaga allusione alle differenze tra i due sistemi universitari) con bazards connus come il Magnifico spin e l'atomo d'idrogeno, Signore di tutti gli atomi...
Ma le circostanze impongono lucidità, nonostante le apparenze impietose che il doppio prodotto mancato mi danno, di cose buone ce n'erano in questo scritto. Salviamo il salvabile.

Lo spin, fatidica inspiegabile proprietà delle particelle:
La cosa che ho capito è che più o meno va presa come le altre fascinose inspiegabili proprietà della natura, come la massa o l'unità di carica. Prova a spiegare cos'è la massa in se stessa, senza usare la gravità o qualsiasi altra cosa con cui interagisca. Ecco, il risultato che avrai è una definizione piuttosto filosofica. In fisica, arrivare alla filosofia vuol dire che la cosa con cui si ha a che fare è una proprietà dei corpi, oltre la quale se ti addentri puoi fare solo congetture, e la teoria delle stringhe ad esempio (famosa, forse l'avrete sentita nominare) fa esattamente questo, ipotizza l'esistenza di un unicum, di una base comune ad ogni manifestazione, una stringa di energia appunto (niente a che fare con le particelle fondamentali, i quark, etc... queste stringhe sono ancora più fondamentali). Ma la teoria delle stringhe è appunto solo una "teoria". Una teoria del tutto, come vengono chiamate quelle teorie che cercano di risalire all'Origine più "originale".
Per la massa quello che è assodato è che è una proprietà dei corpi...o meglio, una manifestazione della loro energia. Punto.

Ma torniamo allo spin. Il bello dello spin è che per farti più o meno capire come lo dovrai trattare ti coccolano inizialmente con l'idea che sia una rotazione dell'elettrone su se stesso, con tutto quello che comporta la carica in movimento (in traslazione e rotazione, roba da campi elettromagnetici che interagiscono). E tu sei contento, così fila tutto, ti immagini la tua pallina-elettrone che ruota su se stesso e ruota attorno al protone e già vedi l'analogia col sistema solare e la gravità e stai per urlarlo al mondo. Se non che, appena ti ricordi che l'elettrone col cavolo che ha un'orbita come la terra, la tua immagine sovrapposta infinitamente grande-infinitamente piccolo scompare mestamente.
L'elettrone ha un orbitale. Maschile. Non orbita, femminile. La differenza è infinita, non è un gioco di parole, in sé ha il principio primo o quasi della meccanica quantistica. La probabilità.

All'inizio (se qualcuno vi ha mai parlato di MQ) si butta là una frase pericolosissima per uno che vive di logica "meccanica" (nel senso che viene dalla meccanica classica, dal buon senso...e tutte queste cose qua: “quello che vedi almeno sai dov'è”):

la particella quantistica è in due (tre, quattro, mille, infiniti...) posti contemporaneamente.


A me questa frase sentita al liceo mi fece secca. Adesso, a ragion veduta, posso dire che in realtà la particella non é in due posti contemporaneamente, la particella è probabile che sia in un posto o nell'altro, che segua una traiettoria o l'altra. Spesso tra l'altro hai 50 e 50 di probabilità. Questo vuole dire però che tu sai di certo che la particella è lì, tra quei due cassetti o tra quelle due tasche. Come parlare di una cosa che non vedi e non puoi vedere. Non sai in quale stato sia in quell'istante in cui te lo chiedi. Stesso discorso se hai da gestire infiniti stati...
Il fatto fondamentale è che tu non sai dov'è la particella e non lo potrai mai sapere finchè non interagisci. Che ti bastino le probabilità, la descrivi così la particella, considerando tutte le due, tre, mille traiettorie possibili insieme, sapendo le probabilità che ciascuna ha di essere percorsa.
Secondo fatto fondamentale: se misuri, perturbi.
Ecco perchè non sai e non potrai mai sapere, perchè se la vuoi "vedere" la particella influisci sulla sua traiettoria (posizione, velocità, o in generale stato). Quindi sai in che stato è in quel momento, e basta.

Detto questo, riguardo al nostro elettone sappiamo che nello stato fondamentale (minima energia di un atomo) l'orbitale (questa"nube" di probabilità molto evocativa) è una sfera centrata nel nucleo. L'elettrone si trova lì dentro. Che sia nella sfera è sicuro, ma dove...c'è la densità di probabilità che ce lo dice. Ed una sfera è fatta di infiniti punti...
L'immagine del sistema solare è scomparsa. E con lei molti appigli logici (della meccanica classica, che è la base di quello che penseresti se non ci fossero i fisici -quelli più in alto di me ovviamente- che ti rovinano tutto).
Eravamo rimasti al fatto che l'elettrone gira su se stesso. Perfetto, se lo immagini così, si muove forsennato nella sua sfera attorno al protone, e ruota forsennato su se stesso. Poco male, lo immagino ancora, non rimpiangerò per questo l'immagine della terra attorno al sole. E così ti spieghi tutte le sue interazioni e comportamenti da anima reattiva qual'è. Bene, sei contento lo stesso.

Poi però ti accorgi che la teoria che descrive l'elettrone trascura assolutamente e innegabilmente la sua estensione spaziale, ovvero lo tratta come un punto geometrico. E tutto torna, sia chiaro, questo non causa affatto perdite di precisione e rigore.

Ma allora che senso ha immaginare un punto che ruota forsennato nel suo orbitale. Tanto vale immaginare quest’elettrone nella sua nube dell’ubiquità. Un punto-elettrone che corre forsennato nella sua sfera e che ruota su se stesso.

Ma che senso ha immaginare un punto che ruota su se stesso. Come può farlo se non ha estensione? Infatti non può. Soprattutto se i fenomeni li avevamo capiti in termini di rotazione, ma la teoria la trascura assolutamente. Il che vuol dire che l’elettrone è in ottima approssimazione (in un atomo, non sempre) un punto geometrico e tutto quello che succede non è certo dovuto al fatto che ruoti. Ma allo spin. Come proprietà.

Ed ecco che ritroviamo lo spin. Questo fondamentale fantasma dei segreti più reconditi della materia. Perché è così che l’ho visto prima di conoscerlo e così lo immaginavo. Solo, studiando, speravo di spiegarlo. E invece oltre che arrenderci alle probabilità e allo “stato multiforme” di una particella, con la meccanica quantistica ci si arrende allo spin.

Poi chissà, un giorno andremo oltre alle proprietà. Un giorno oltre alle stringhe arriverà una teoria del tutto più veritiera e chissà cosa di nuovo non ci sapremo spiegare…

Questo è il bello.




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6 maggio 2006

Depardon: la quiete dell' e r r a n z a


 
  " Dans un voyage, on évolue, on change, on se transforme. Et souvent, on rentre et tout est annulé per le retour. Il faut essayer de garder des traces. C'est pour cette raison peut-etre que j'ai envie de parler sur ces photos. C'est peut-etre justement pour que tout cela ne soit pas annulé par le retour et la fin de l'errance, que cela ne reparte pas dans le vent, pour recommencer la prochaine fois, recommencer toujours cette insatisfaction, cette quete. Que ca me fasse avancer, que j'arrive vers le bonheur, que je sois heureux. Souvent on me dit que j'ai une gravité naturelle, que j'ai une timidité, une insatisfaction dans mes propos... Il y a cette quete du lieu, cette quete du moi acceptable aussi. Il y a une quete de s'accepter. "

                                                    Errance (2000), Raymond Depardon




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5 maggio 2006

in via defintiva...ti condanno



Previti entra in carcere e viene trattato come tutti, tranne da chi tutti non è. Pera è andato a trovarlo. Che trovate!...questi tribunali pilotati!
Ed a dirlo è uno che ha corrotto un giudice! Forse, anche due volte...
Non finiremo mai di stupirci e quando lo faremo vorrà dire che saremo arrivati al fondo.
Chissà perchè...da ieri ho in mente l'ultima scena del Caimano.

Ma forse dopo questa sentenza saremo tutti un po' più fiduciosi.




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28 aprile 2006

ma la sinistra che fa?


"

Provvedimenti giudiziari a carico di Andreotti

È stato sottoposto a giudizio a Palermo per associazione mafiosa. Mentre la sentenza di primo grado, emessa il 23 ottobre 1999, lo aveva assolto per insufficienza di prove, la sentenza di appello, emessa il 2 maggio 2003, distinguendo il giudizio per i fatti fino al 1980 e quelli successivi, ha stabilito che Andreotti aveva "commesso" il "reato di partecipazione all'associazione per delinquere" (Cosa Nostra), "concretamente ravvisabile fino alla primavera 1980", che però è "estinto per prescrizione". Per i fatti successivi alla primavera del 1980 Andreotti è stato invece assolto.

Sia l'accusa che la difesa presentarono ricorso in Cassazione, l'una contro la parte assolutiva, e l'altra per cancellare l'infamante conclusione della sentenza di appello. Ma la Corte di Cassazione il 15 ottobre 2004 confermò la sentenza di appello. Nella motivazione si legge (a pagina 211):

«Quindi la sentenza impugnata, al di là delle sue affermazioni teoriche, ha ravvisato la partecipazione nel reato associativo non nei termini riduttivi di una mera disponibilità, ma in quelli più ampi e giuridicamente significativi di una concreta collaborazione».

Se la sentenza definitiva fosse arrivata entro il 20 dicembre 2002 (termine per la prescrizione) Andreotti sarebbe stato condannato in base all'articolo 416, cioè all'associazione "semplice", perché quella aggravata di stampo mafioso (416 bis) fu introdotta nel codice penale soltanto nel 1982, con la legge Rognoni-La Torre.

La conclusione di questo storico processo non fu però riportata con completezza dai media, che parlarono genericamente di assoluzione.

Invece, per il coinvolgimento nell'omicidio Pecorelli, in primo grado ebbe l'assoluzione, mentre la Corte d'Assise d'Appello di Perugia il 17 novembre 2002 lo ha condannato a 24 anni di reclusione. Andreotti ha presentato ricorso in Cassazione, che lo ha assolto.       
                                               "     
                                                                       da "Giulio Andreotti", Wikipedia.
                                                                                            

Non posso fare a meno di riflettere sulla candidatura di Andreotti alla presidenza del Senato. Andreotti, senatore a vita. Candidatura presentata dal centrodestra. E riflettere sulla prescrizione dei reati. Non tutti.
Ma la collusione ventennale con la mafia di un personaggio politico di primo piano nel passato politico italiano, è da considerarsi prescrivibile? O forse semplicemente un dettaglio trascurabile? O volontariamente viene taciuta? E' forse da dimenticare?
Ma il centrosinistra che farà, si congratulerà con Andreotti se dovesse (cosa comunque improbabile) avere la maggioranza assoluta domani in Senato?




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22 aprile 2006

un fine Aprile iniziatico

Tornata a Parigi da pochi giorni dall'Italia del turbine elettorale, mi sono ritrovata nell'oasi del post-retrait du cpe, della pasqua soleggiata e del lungosenna assalito da riposanti, festanti -di tutte le età e di tutti i paesi- scalzi e sorridenti turisti della primavera. L'aria che si respira è decisamente da relax vacanziero. Orde di turisti da tutta la Francia e da tutta l'Europa - gli Italiani sono i più numerosi...o forse i più rumorosi e valgono di più?- battono le vie del centro mescolandosi agli abitués dello shopping forsennato, con un'eccitazione mista ad esasperazione -forse la mia-. Non so se è la mia scarsa attività produttiva che mi scatena la crisi esistenziale dell'utilità permanente oppure la scarsa produttività dei festanti bevitori delle terrasses e dei promeneurs lungo la senna che scatena la mia invidia cosmica per chi riesce a non fare un cazzo godendo. O gongolando, perché è questa l'espressione più comune dei volti in posa da abbronzo impossibile - questo sole è finto, scalda come una lampadina da 100 watt, e sono stata generosa.
Ieri - ripresami dalla malattia del sonno che implacabilmente mi coglie all'arrivo a Parigi, quando a Roma se dormo fino alle 10 mi sembra anche di aver esagerato - mi sono incamminata con un sorriso gongolante di piena matrice romantico-parisienne verso la Senna, perché è lì che ogni camminatore prima o poi arriva. Verso l'acqua.
E da rue Monge a Jussieu il passo è breve, la mia università è in un limbo indecifrabile del tipo "faccio finta di essere aperta ma in realtà, dentro, ogni porta che cerchi di aprire è chiusa". Prendo atto e mi dirigo verso l'acqua, giustamente. Questa volta la Senna luccica vanitosa sotto il cielo maculato del tempo "variabile, parzialmente coperto" che qui va inteso come "fattelo andare bene che meglio di così se ne parla tra un mese".
Del libro che ho portato con me da leggere in realtà restano 6 pagine, guardo dall'alto degli argini i lettori professionisti che si autoabbronzano lungo i quais e decido di proseguire per trovare il posto giusto e il momento giusto per finire il libro. Non so bene perché ma finisco sempre per fare Jussieu - Notre Dame - Chatelet con mio altalenante piacere. Quasi volessi controllare che Parigi vive con i suoi simboli consumati a prescindere dalla mia presenza. E si, la cattedrale è sempre lì e milioni di adulatori verbalizzano la loro gioia con babelico eco. Questa volta sembra luccicare anche lei, pare che il sole dia un po' alla testa a tutti...
Se è vero quello che ho letto sul libro d'occasione 3 euro e via, sui percorsi letterari da fare a Parigi, i Surrealisti sono quelli che più si avvicinano al mio bighellonare e 'riguardare'. Senza altezze o dolori universali...si guardano attorno come fosse tutto 'strano', tutto stupefacente. L' "errance surrèaliste", l'itinerario incerto, le vie popolose e i vicoletti anonimi attorno a Les Halles, guardando il volto dei passanti, i cartelloni pubblicitari, le vetrine... Bhè, non faccio altro. Io e qualche milione di parigini. In questo fine Aprile così iniziatico.

Arrivata a Chatelet verifico anche qui che la vita prosegue, le strade sono piene, i negozi aperti...i turisti milioni. Non è che Chatelet sia particolarmente bella, anzi, finisco per trovarmi presto goffamente a scappare; forse è il magnetismo del centro nevralgico. Sentirsi vicini a migliaia di persone con cui non hai niente a che fare, o modo in cui comunicare, che non vedrai mai...ma che hanno in comune con te questo minuto in questa Chatelet su diversi livelli. Magari c'è una persona esattamente sotto di te che sta comprando un biglietto della metro, e ce n'è sicuramente una che ti sta passando accanto che ha appena comprato un tanga rosa.
La via di fuga che prendo in genere (e anche qui, un "in genere" che lo è diventato per caso...) è il lungosenna verso Pont Neuf. Bizzarro marciapiede zeppo di vasi, vasetti, piante, piantine e alberi...il cui effetto più che di mercatino dei fiori è di foresta pluviale. Mi faccio strada tra signore in dilemma "fiori rosa, fiori di pesco" che soppesano vasi di fiori accostando l'incosciente bocciolo ad un pezzo di tenda del salotto (giuro di averlo visto con i miei occhi). Saltello i rigagnoli dell'annaffiatura continua che danno al tutto un'aria molto umida... E superata la foresta pluviale non senza essersi impigliati ad un edera sotto lo sguardo di fuoco del fioraio, si è avvolti da un odore molto tenero di cibo per animali...misto a quello di escrementi. Le vetrine si riempiono di coniglietti, criceti, topi (perché non vendere anche ratti...e lo fanno, infatti) gatti e cani. Gli occhi del passante si illuminano, le coppiette iniziano a fantasticare sul cucciolo prescelto da allevare in amore ed armonia. I ragazzini impazziscono, i decibel salgono e gli uccelli strillano come pazzi...quasi avessero intuito la loro sorte se quel ragazzino con il mocciolo cristallizzato e la macchinina in mano dovesse malauguratamente sceglierli. Ok, gli animali fanno bene ai bambini e agli animali i bambini piacciono (a me no ad esempio, ognuno ha i suoi gusti) ma perché proprio l'uccellino della papuasia, o lo scoiattolo del canada...
Entro in questi negozi non tanto perché ci sarà sicuramente un animale che ti stupirà, che sarai convinto avrà trovato nella tua presenza (in realtà se ti è sembrato che ti notasse, proprio a te...è merito del colore della tua maglietta) un che di simpatico, ma perché la gente di fronte agli animali si trasfigura. A parte gli inservienti dell'uccelleria che chissà quanti ne hanno visti crepare o andare in mani incredibili...
Faccio il giro di tutti i negozi (non sono poi così tanti), mi soffermo su ogni bestia rara e non, rispetto la presenza dei topi bianchi con gli occhi rossi - quelli da laboratorio, per intenderci - e vedo che costano 4 euro invece dei 7 dei fratellini crema...eh cavolo, il topo crema ha tutto un altro stile, vuoi mettere quanto sta meglio col parquet della camera dei bambini. Mi stupisco per l'esuberanza di certi animali mai visti prima (sicuramente vuol dire che prima stavano meglio). E me li guardo.
In realtà sto di fronte ad ogni gabbietta finché non distinguo che tutti i criceti (topi, coniglietti, scoiattoli...etc) dormienti, raggomitolati, a pancia all'aria, incuneati nell'angoletto...respirano. Controllo che siano vivi. E quasi mi stupisco se lo sono. Ah, e lo sono tutti.
Dopodiché tocca ai cani (i gatti li odio) e vedo uh sì quanto sono carini (mica tutti poi..) ma alla vista dei loro prezzi mi abbandono ad elucubrazioni, inebetita mentre una coppietta di precari prende in braccio due topi che sembrano cani, no, due cani che sembrano topi di quella razza impronunciabile asiatica che costa ben mille-e-cinquecento euro e in brodo di giuggiole si chiedono se sia meglio crema (sempre crema...) o grigio (che grigio non è perché il negoziante usa molto fiero un'altra parola che non ricordo più...ma in sostanza è grigio). Ed io non posso fare a meno di chiedermi perché tutto quell'ormone materno-paterno invece di finire in mille-e-cinquecento euro di cane non finisca in un figlio...

E la mia passeggiata volge al termine quando, con i piedi con le vesciche per le prime scarpe pseudo estive indossate, sotto il bellissimo fondoschiena di Notre Dame - ossequi - mi siedo in mezzo alla schiera di lettori indipendenti lungo il quai soleggiato. Le sei pagine finiscono presto, come previsto, e allora mi sdraio sulla panchina (le scarpe le tengo perché vabbhè che fa caldo...ma mica sono francese io) e prendo il sole.
Eh si, anche io, occhi chiusi e sorriso gongolante....e un buon tepore di piedi arrosto che fa tanto cambio di stagione.

Vale




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27 marzo 2006

a due passi dal Panthèon

E' stato ad ottobre. Eravamo qui a Parigi da un mese che sembrava un anno. Non ci conoscevamo neanche. La casa venne da me, dopo ricerche disarmanti nel paese (insospettato) della burocrazia impossibile. Impossibile perchè tu povero stupido (perchè sei tra gli stupidi e i fortunati) che arrivi qui ed hai anche una famiglia dietro, in Italia, che ti passa soldi e ti chiede come stai e che infondo sta solo ad un migliaio di chilometri, trovi infinite difficoltà anche solo per fare l'abbonamento ai mezzi (perchè vogliono un assegno o un conto in banca, ma senza casa non apri un conto e senza conto non ti daranno MAI una casa).
Impossibile perchè non riesco neanche ad immaginare le difficoltà del ragazzo mauritano che arriva per studiare, lavorare, che non è della comunità europea (ah! la comunità europea!), come possa non farsi inghiottire da questo burocratese infinto e insensato. Per poi tornare nel suo paese, da sua madre, sorella, padre... ogni cinque anni se va bene.
E Parigi l'ho odiata. Perchè sei lì, solo e italiota goffo e spaesato. Chi l'avrebbe mai detto che P-a-r-i-g-i si facesse odiare, eppure... E' durato poco, ma ancora me lo ricordo. Lo sguardo cagnesco, il vocabolarietto in mano che non ha mai la parola risolutiva, annuire in continuazione senza capire per non spiazzare gli interlocutori che poi ti alzano il sopracciglio. Ecco, il sopracciglio, quello si che me lo ricordo.
Ma questo è stato solo un inizio.

Ma tant'è la casa venne da me, e quasi contemporaneamente Enrica.
E la vita iniziò, iniziò quest'erasmus per quello che ci si aspetta sia un erasmus, non una rivista di annunci di affitti.
La via è un antropologo che perfino gli antropologi conoscono, il quartiere è il latino. E siamo vicino alla via del mercato, delle ostriche e dei polli arrosto: rue mouffetard - via della puzzetta -.
E da lì è tutta in discesa.

(continua..)

Vale 

 




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27 marzo 2006

un buon inizio

L'inizio è stato tempo fa, l'inizio di quest'erasmus, l'inizio dei cambiamenti. Cercare di capire un nuovo paese e vedere il proprio con occhi diversi. Questo invece può essere un buon inizio, l'inizio di un blog...e l'inizio della primavera a Parigi. Si sa, il tempo qui è raramente bello, ancora più raramente grandioso.
Adesso la città è trasformata. Si vedono perfino i colori... E passeggiare sembra essere diventato lo sport nazionale, le terrasses dei bar sono piene e le aiuole danno segni di vita.
Diverse università sono in gréve, tra cui la mia - Jussieu - e non mi resta che mescolarmi per le strade e seguire il flusso del passeggio. Domani sarà una giornata importante, decisiva si spera, manifestazioni anti-CPE in tutta la francia. Questo CPE è un contratto di primo impiego che è stato introdotto con l'intento di ridurre la disoccupazione giovanile che raggiunge alte percentuali nelle banlieues. Ha suscitato non poco malcontento, e malcontento è dire poco. Questo contratto, per chi non lo sapesse, è per i minori di 26 anni e comporta in sostanza la possibilità di licenziare senza giusta causa. Uno degli slogan è "non à la precarité"...e sappiamo già di che si tratta. Pare sia una brezza europea questa flessibilità, certa ma non "garantita".
E domani ci saremo.

Valentina




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